Introduzione

Il Decameron di Giovanni Boccaccio è uno dei testi più importanti della letteratura italiana del Trecento, e viene unanimemente considerato come l’opera che ha dato inizio alla prosa in lingua volgare italiana, diventando un punto di riferimento irrinunciabile, a livello linguistico e contenutistico, per tutti gli autori di prosa dei secoli a venire. Boccaccio compose l’opera tra il 1348 e il 1353, e il suo testo ottenne subito un grandissimo successo, diffondendosi in breve tempo non soltanto tra i letterati e gli eruditi ma anche tra la nascente borghesia dell’epoca, nuova classe sociale formata da mercanti, commercianti, professionisti che consideravano la letteratura non come un mestiere, un’occupazione a tempo pieno, ma come un’occasione di evasione e di divertimento. Il Decameron si rivolge esplicitamente a questo tipo di pubblico: persone ricche, colte e raffinate che vogliono leggere storie avventurose e avvincenti, a volte anche con espliciti riferimenti erotici e burleschi, che siano capaci di essere allo stesso tempo eleganti e conformi ai canoni “cortesi” ma anche appassionanti e spiritose. I protagonisti positivi delle novelle raccolte da Boccaccio sono personaggi in cui i suoi lettori dell’epoca potevano facilmente identificarsi, provando per loro sentimenti di simpatia e partecipazione. Le loro caratteristiche fondamentali sono furbizia, intelligenza, coraggio, capacità di risolvere le situazioni difficili con prontezza di spirito e con osservazioni brillanti e argute: tutte qualità particolarmente apprezzate dal nuovo pubblico borghese a cui Boccaccio voleva rivolgersi con la sua opera. Per andare incontro ai gusti del pubblico, inoltre, Boccaccio decide di scrivere un’opera che raccoglie una serie di cento novelle suddivise in dieci “giornate” (il termine “decameron” significa letteralmente “di dieci giornate” e indica appunto l’arco temporale in cui si svolge la vicenda narrata): la scelta della forma della novella è particolarmente azzeccata perché consente all’autore di sentirsi libero da quei vincoli formali che, nel Trecento, regolavano ancora le forme letterarie ritenute più “alte”, come la poesia o il trattato filosofico di stampo erudito. Il racconto breve era invece un genere ancora poco codificato, che non doveva attenersi a regole precise e che poteva affrontare ogni tema, dai più elevati ai più licenziosi, con una libertà del tutto sconosciuta agli altri generi. Inoltre, la scelta di non scrivere un testo unico – con un intreccio unitario e un numero relativamente limitato di personaggi che agiscono in una trama complessa – ma di costruire un’opera che raccoglie molti racconti diversi e separati tra loro consente a Boccaccio di creare un testo molto duttile e vario, in cui storie più serie e a volte anche tragiche si alternano a vicende grottesche, comiche, ironiche, allusive. Grazie a questa scelta, il Decameron risulta un’opera straordinariamente articolata e multiforme, in cui personaggi, ambienti, azioni si modificano continuamente e in cui punti di vista, idee e valori sono in continuo mutamento. Questa pluralità di contenuti si riflette anche in una pluralità di stili e di forme: le novelle, infatti, sono molto diverse tra loro e si servono di mezzi espressivi differenti. Accanto a racconti più veloci e brillanti, costruiti magari attorno a un unico motto di spirito o a un singolo episodio buffo o comico, ce ne sono altri più descrittivi e meditativi, che attraverso il racconto di una vicenda particolare vogliono trasmettere un insegnamento o veicolare una morale; ci sono racconti che sviscerano la storia di un solo personaggio e altri che invece mettono a confronto figure diverse, ognuna delle quali rappresenta un preciso ambiente sociale o una particolare visione del mondo, oppure ancora racconti che hanno impianto decisamente teatrale e presentano vari personaggi, tutti coinvolti in un’unica azione di breve durata, fotografata nel suo svolgersi fulmineo e, spesso, caratterizzato da colpi di scena inaspettati o dalla capacità di uno o più dei personaggi coinvolti di risolvere in maniera brillante problemi complicati, riuscendo a modificare a proprio vantaggio una situazione apparentemente priva di vie d’uscita. Le varie novelle raccolte nel Decameron presentano, quindi, una galleria eccezionalmente articolata di personaggi, intrighi, storie e ambienti sociali diversi. Questo continuo variare di temi e di stili si inserisce però in un contesto che non è affatto caotico: i vari racconti non si susseguono infatti in modo casuale, ma sono suddivisi nelle diverse giornate, ognuna delle quali è fondata su un tema preciso, come Boccaccio spiega nell’introduzione ai racconti che fa da “cornice” all’intero testo. Grazie a questo artificio narrativo e retorico, Boccaccio riesce a costruire un’opera che è molto varia ma che non diventa mai disordinata: la voce del narratore, che introduce la situazione generale, riesce infatti a tracciare le coordinate entro cui si svolge la vicenda e ad avere, quindi, un proprio spazio preciso e definito. Grazie alla “cornice”, quindi, il narratore può agire nella storia ed esprimere chiaramente il proprio punto di vista, senza per questo diventare onnipresente e rubare spazio alle voci dei vari personaggi che intervengono sulla scena e che animano i diversi racconti. Questo mescolarsi di voci diverse all’interno della stessa opera è una delle caratteristiche linguistiche più peculiari e interessanti del Decameron: le differenze di classe sociale, ambiente, luogo di provenienza dei vari personaggi che intervengono nelle diverse novelle hanno infatti precisi riflessi anche a livello linguistico: se, infatti, il narratore si esprime in fiorentino illustre e letterario, servendosi spesso di frasi articolate e complesse, con molte subordinate, i suoi personaggi si esprimono di volta in volta servendosi di registri linguistici diversi, a seconda degli argomenti di cui parlano e del loro ambiente sociale di provenienza. Così può succedere che, accanto a novelle in cui il livello della prosa è molto sostenuto, ce ne siano altre in cui i personaggi dialogano tra loro con uno stile espressivo che richiama il parlato e si serve di frasi brevi e brillanti, spesso allusive e metaforiche, in cui compaiono anche termini popolari e dialettali, parole straniere, arcaismi, tecnicismi, doppi sensi, modi di dire, giochi di parole. Tutte queste circostanze spiegano il perché dell’enorme successo dell’opera di Boccaccio: il Decameron è infatti un testo per molti aspetti rivoluzionario, capace di racchiudere in una struttura efficace e innovativa una serie di tendenze che erano sempre più forti nel mondo Trecentesco, rivolgendosi a un pubblico sempre più desideroso di avvicinarsi a una letteratura che fosse allo stesso tempo raffinata ma anche alla portata di tutti, capace di farsi apprezzare senza per questo rinunciare alla qualità della forma e alla varietà dei contenuti.