L'amore che resta di Gus Van Sant

Gus Van Sant è uno dei registi indipendenti più interessanti del cinema. Da sempre straordinario interprete dei moti dell'anima umana, delle psicologie intricate e sofferenti dull'uomo contemporaneo torna al cinema con un nuovo lavoro: "L'amore che resta" - "Restless" nel suo titolo originale. Una storia  malinconica incentrata sulle vite drammatiche di Enoch e Annabel, che nel conoscersi troveranno un nuovo intensissimo e tragico amore per la vita. Lui ragazzo interrotto reduce dal coma, lei giovane animale morente afflitta da un cancro. Inutile dire che i film di Gus Van Sant non sono mai quel che si dice un'iniezione di allegria. Ma in questo caso forse, diversamente dagli altri, il regista si fa più ottimista nell'affrontare la relazione adolescente dei due ragazzi da cui emerge la forza, la bellezza, l'eternità di un sentimento compromesso dalla morte. Tutto il film ruota intorno ai due bravissimi protagonisti Henry Hopper e Mia Wasikowska, ai loro corpi che da soli parlano all'obiettivo. L'insofferenza giovanile e la tragicità dell'amore si uniscono nel film e si fanno per certi versi malinconicamente
ottimisti nel lavoro di Van Sant, il quale a suo modo e con il suo tocco distintivo crea un vero e proprio dramma sentimentale che però è  ben lontano dai temi scomodi dei suoi precedenti lavori più legati ai contesti e alle strutture sociali del contemporaneo.

Ciò che torna qui è l'inevitabilità della morte che crea una tensione simile in diversi film di Van Sant, come "Milk" o "Elephant" entrambi costruiti sull'attesa di una tragedia annunciata. "L'amore che resta"  però mai raggiunge l'intenistà di questi due precedenti ma piuttosto vi si avvicina più volte senza mai toccarla.