
Il cosidetto "Governo dei Professori" non si lascia sfuggire l'occasione di riformare o per meglio dire rivoluzionare il mondo accademico e lo farà gia da Venerdì prossimo, in Consiglio dei ministri, quando deciderà le proprie scelte su temi importanti come il valore legale della laurea, i voti assegnati ad essa e il peso che ha nei concorsi pubblici.
Intanto che cos'è il valore legale di una laurea: si tratta del valore oggettivo che ha un titolo di studio rilasciato da un'istituzione riconosciuta dallo Stato. In poche parole tutte le lauree prese negli atenei italiani sono uguali e permettono l'accesso a concorsi pubblici e a professioni specialistiche, come per esempio il medico, in cui per esercitare la professione, il valore legale è richiesto dall'Unione Europea. Ma è nello specifico l'accesso ai concorsi pubblici che, all'interno del clima di liberalizzazioni, il Governo vuole cambiare.
Il Consiglio dei Ministri vaglierà la proposta di creazione di un nuovo sistema di valutazione del valore specifico dei diplomi di laurea ossia la qualità, la serietà, il prestigio accademico dell’università che lo ha rilasciato. Quindi le università non saranno più considerate tutte uguali e anche i loro laureati saranno valutati in modo diverso, cosa che già accade nel settore privato ma che potrebbe accadere anche a livello pubblico.
In pratica cambierebbe la selezione nei concorsi pubblici, soprattutto per i quadri dirigenziali, dove cadrebbe il vincolo del tipo di laurea. Basterà un titolo per partecipare e il risultato del concorso effettivo avrà quindi molto più peso dell'esperienza pregressa, per capirci potrà diventare un dirigente pubblico un laureato in Filosofia se dimostrerà le competenze adatte nell'esame di Stato. Sempre nei concorsi pubblici non sarà valutato nel punteggio finale il voto di laurea. Questo per non mettere allo stesso piano un laureato con 110 alla Bocconi con un laureato nelle stesse materie in un altro Ateneo, e sempre per non mettere tutti allo stesso piano verranno dati punteggi in base all'Ateneo frequentato e alla propria "reputazione".
Ed ecco il problema principale.. E' giusto che i concorsi statali attuino una discriminazione tra atenei? Ma soprattuto se un ragazzo che abita vicino ad un ateneo con una "bassa reputazione" non ha i soldi per trasferirsi a migliaia di Km di distanza come deve fare?
Salvatore Settis ex Direttore della Scuola Normale di Pisa afferma che per permettere a tutti i giovani il diritto allo studio in atenei meritevoli "Ci vorrebbe un piano straordinario di borse di studio, ma con questa crisi ce lo possiamo permettere?". Scettici sul provvedimento anche altri rettori di grandi atenei italiani mentre sono a favore Confindustria e gli imprenditori italiani che hanno già da tempo imparato a fare distinzione tra laureati di diversi atenei.







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